Marco Aurelio ci rivela come affrontare l’esistenza.

“L’eternità è come un fiume formato dagli eventi e una corrente impetuosa: ogni singola cosa, infatti, appena cade sott’occhio è già passata oltre, e ne passa un’altra, che a sua volta sarà trascinata via”.

Quando si parla di filosofia e filosofi, l’immagine che spesso la nostra mente congiura è quella di un uomo dalla lunga barba, trasandato, talmente perso nei propri pensieri che come Talete di Mileto mentre “guarda in alto, cade in un pozzo”. O magari, quella di un freddo pensatore arroccato tra i libri mentre scrive lunghissimi e incomprensibili prolegomeni, un misantropo che getta le vecchiette dalle scale (Schopenhauer) o che picchia i bambini della scuola elementare in cui insegna (Wittgenstein).

Marco Aurelio il filosofo

Può allora sembrare sorprendente che ad aver fornito un contributo determinante per il pensiero occidentale vi sia un personaggio il cui ruolo sembrerebbe distante anni luce da questa disciplina. Ebbene, Marco Aurelio, Imperatore di Roma, mentre guerreggiava ai confini dell’Impero contro orde di barbari, trovò il tempo di compilare un libretto contenente una serie di massime o meditazioni che sono attuali oggi come lo erano certamente duemila anni fa. Non è un caso che la sua opera sia stata amata da grandi personaggi come: Goethe, Bill Clinton oppure Kakfa, che in una lettera al suo amico ed ex compagno delle scuole superiori Oskar Pollak scrisse:

“Sto mettendo Marco Aurelio da parte, anche se riluttante. Non credo riuscirei a vivere senza di lui adesso, poiché leggerne due o tre massime mi rende più disciplinato, più composto”.

Marco Aurelio fu imperatore dal 161 a.C al 180 e viene storicamente considerato un governante magnanimo e illuminato, che cercava di promuovere il benessere dei suoi cittadini (nonostante abbia chiuso un occhio sulle persecuzioni ai cristiani). Viene inoltre studiato come uno dei rappresentanti più importanti dello stoicismo. Cosa particolarmente notevole se si considera il suo ruolo non privo di impegni e che non scrisse queste meditazioni con lo scopo di renderle pubbliche. Il suo era piuttosto un diario, in cui smetteva i panni dell’imperatore e attraverso la scrittura cercava di dare corpo, logica a quel gigantesco ammasso di idee che dovevano affollare la sua mente. Il suo lavoro ci ricorda inoltre l’importanza di tenere un notebook.

Le Meditazioni

Scritti quindi come appunti per se stesso, la bellezza dell’opera di Marco Aurelio risiede nella sua accessibilità: un’opera filosofica che chiunque può leggere, capire e trovarvi delle verità, dei principi per guidarci quando siamo confusi, persi, o per rassicurarci, per darci forza nelle avversità. Si tratta di brevi riflessioni, brevi massime di auto-miglioramento, di self-help.

Lo stoicismo era una filosofia molto in voga a quel tempo, in tutti gli strati sociali; benché i fondamenti dottrinali siano più elaborati di quello che possiamo qui descrivere, a differenza di molte altre discipline aveva una sua applicazione pratica. Si tratta di una filosofia che può sembrare un tantino oscura e morbosa in certi aspetti (ammetteva anche l’uso del suicidio come soluzione finale), ma in realtà aveva funzione conciliatoria ed esaltava la vita e l’individuo: ci ricorda che il nostro tempo sulla terra è limitato e non dovremmo sprecare energie preziose a preoccuparci continuamente.

Con i suoi pensieri Marco Aurelio ci ammonisce spingendoci a perseguire con determinazione i nostri obiettivi, le nostre ambizioni, qualunque essi siano se in linea con le nostre vocazioni: “La vera gioia di un uomo è fare ciò per cui è stato fatto”. Ci ricorda che sì, la vita è dura, non è una passeggiata. Ma anche che siamo in grado di sopportarne le asperità perché in fin dei conti siamo più forti di quello che pensiamo di essere.

L’uomo virtuoso

L’uomo virtuoso è però quello che seppure segua le sue vocazioni, non guarda alla vita con speranza, non si crea aspettative che possono concludersi in cocenti delusioni. Piuttosto, si arma di “stoicismo” :)))) , si adegua al corso degli eventi, ne accetta l’inevitabilità e comprende che non tutto andrà per il verso giusto. L’importante è saper utilizzare a proprio vantaggio anche le situazioni negative e agire, ora, adesso……non più tardi, ma immediatamente: “Non vivere come se avessi ancora migliaia di anni davanti a te”.

Le meditazioni sono un monito continuo a sottrarsi alle cause immediate, a smettere di lamentarsi di quanto sia difficile affrontare le difficoltà della vita, di quanto ingiusti e crudeli siano spesso gli accadimenti. Le disgrazie non capitano solo a noi, ma a tutti quanti. Cambia solo la nostra attitudine verso di essi:

“Il cetriolo è amaro? Buttalo. Ci sono rovi nel cammino? Devia. È tutto ciò che occorre”.

Vivere una vita felice nonostante tutto

È possibile allora vivere una vita felice in un mondo che è vano, mutevole e ingannevole?
La risposta di Marco è semplice: Serve poco, per una vita felice. Si tratta della stessa conclusione a cui arrivò Henry David Thoureau e che abbiamo trattato in un post precedente……..vedete come le cose spesso si intrecciano fra di loro?

“Se qualcosa ti sembra difficile da realizzare, non ritenere che sia umanamente impossibile; piuttosto, se qualcosa è possibile per l’uomo, consideralo raggiungibile anche per te”.

Una vita felice è possibile nel momento in cui comprendiamo una volta per tutte che siamo imprigionati nella ragnatela dei nostri desideri. E allora è necessario superare falsi giudizi di valore per vivere l’universo come un tutt’uno piuttosto che un concentrato di conflitti e sofferenza. La rabbia arriva quando riponiamo aspettative errate su eventi su cui non abbiamo alcun controllo. Una vita felice è possibile quando riusciamo a rinunciare all’idea che qualunque cosa facciamo in questa vita, oppure chi siamo e rappresentiamo, abbia alcuna importanza nel disegno cosmico. Bisogna solo accettare le difficoltà che il nostro ruolo comporta e affrontarle nella maniera giusta come sublimemente sintetizza in questa meditazione:

“Il prodotto dei tuoi pensieri determina la qualità della tua mente. Il tuo animo si impregna dei colori dei tuoi pensieri”.

L’introspezione

Per dare senso alla nostra esistenza ci suggerisce di ripiegare nell’introspezione, nell’ interiorità: rifiutare l’emozione come rifiuto del desiderio. Distaccarsi dagli eventi umani, considerarli come insignificanti.

“Sii come la roccia, contro cui si infrangono incessantemente le onde: resta immobile, e intorno ad essa la rabbia delle acque si placa”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Una volta liberatisi dalle pastoie dei vari condizionamenti nulla potrà distoglierci dal nostro scopo. Seguiamo il nostro cammino e non perdiamo tempo a seguire cosa fa il prossimo o a interessarci alla sua opinione:

“Vuoi essere lodato da persone che maledicono se stesse ogni quindici minuti? Da persone che si disprezzano? È segno di rispetto verso se stessi pentirsi di quasi tutto quello che fai?”

Sembrerebbe una parabola dell’odierno, ossessionati come siamo nell’era di Facebook ai fatti degli altri. Ci confrontiamo continuamente con il prossimo, nella nostra vanagloria ci frustriamo se abbiamo l’illusione che qualcuno se la passa meglio di noi ed accumuliamo rabbia, sprechiamo vanamente le nostre energie. Energie che dovremmo impiegare in qualcosa di utile, valido, come ad esempio seguire il nostro blog:

“Ti distraggono gli accidenti esterni? Procurati il tempo di apprendere ancora qualcosa di buono e smetti di vagare senza meta”.

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