La Resistenza Civile di Thoreau

 

“Deve sempre il cittadino – seppure per un istante e in minimo grado -abbandonare la propria coscienza nelle mani del legislatore? E allora perché ha una coscienza? Penso che noi dovremmo essere degli uomini, prima di tutto; e poi dei sudditi. Non c’è da augurarsi che l’uomo coltivi il rispetto per le leggi, ma che coltivi rispetto per ciò che è giusto. Il solo obbligo che io ho il diritto di arrogarmi, è di fare sempre ciò che credo sia giusto”

L’opera di Henry David Thoreau non è molto conosciuta in Italia. Nel suo paese natale, gli Stati Uniti, l’autore è principalmente celebrato per ‘The Walden’, una lunga meditazione sulla vita condotta in armonia e a contatto con la natura, come rifugio da una società la cui adesione è una convenienza obliterata dalla rinuncia alla propria identità. Un testo questo, il cui idillico liricismo personalmente mi riporta indietro di un secolo alle passeggiate solitarie di Rousseau.

Thoreau visse circa due anni in una casetta nei boschi, in completa solitudine; un’esperienza la sua che oggi probabilmente chiameremmo New Age e che si concluse con la realizzazione socratica che per vivere una vita felice abbiamo davvero bisogno di poco.

La Disobbedienza Civile

Ma egli fu anche autore di un breve, esplosivo saggio dal titolo postumo ‘Disobbedienza Civile’ (titolo originale: Resistenza al Governo Civile), un lavoro che è considerato seminale nella storia del pensiero politico americano e che è ancora straordinariamente moderno.

Pubblicato per la prima volta nel 1849 il suo dirompente messaggio di disobbedienza non-violenta è riverberato negli anni divenendo ispirazione per grandi personaggi come il Mahatma Gandhi, Martin Luther King, gli attivisti contro la guerra del Vietnam, la resistenza danese all’invasione nazista.

James K. Polk – 11mo Presidente degli Stati Uniti

Il saggio è il frutto di una notte passata in cella. Thoreau era in completo disaccordo con le politiche del governo americano e in particolar modo del suo aggressivo ma popolare Presidente Polk:  sotto accusa erano la posizione sullo schiavismo e la Guerra imperialista in Messico. Così egli prese una radicale decisione di coscienza: seguendo il principio di non-cooperazione decise che i suoi soldi delle tasse non avrebbero finanziato i crimini di cui il governo si stava macchiando. In un atto di aperta sfida, di pacifica resistenza, si rifiutò di pagare il dovuto all’agente dello stato del Massachusetts – che aveva casualmente incontrato in una rara visita in città per riparare una scarpa -e venne immediatamente incarcerato.

Il carcere

Affatto pentito della sua scelta, l’autore americano riflette in cella su quanto successo e nota come in certi periodi attraversati da momenti di crisi, di declino morale, la dicotomia etica buono/cattivo può anche ribaltarsi e una corretta definizione dei termini divenire difficile, relativa; il confine labile, contingente.

“Sotto un governo che imprigiona un uomo (non importa chi) ingiustamente, il vero posto dove può vivere un uomo giusto è la prigione”

Con questo gesto egli mise in discussione la sottomissione a priori ad un governo che utilizza la forza per ottenere l’obbedienza dei soggetti alle proprie, ingiuste leggi.

“Non m’importa di sapere dove va a finire il mio dollaro, anche se lo potessi, fino a quando non serve a comperare un moschetto per uccidere un altro uomo – il dollaro è innocente. Ma, quello che mi riguarda è identificare gli effetti della mia obbedienza.”

Fare resistenza non violenta

Thoreau non era il tipo di intellettuale che scrive isolato dal mondo, rinchiuso nella sua stanza traboccante di libri polverosi; che “pensa come pura attività” ma non agisce nel mondo reale come rimprovererà in futuro Annah Andert ai suoi colleghi filosofi. No, Thoureau era un uomo d’azione che raramente si atteneva ai protocolli del politicamente corretto:

“Come può una persona limitarsi ad avere una convinzione ed essere semplicemente soddisfatto di averla?”

E poiché tutte le epoche sono attraversate da momenti di crisi, è compito di ogni cittadino, anche il più modesto, di non piegarsi alle minacce e con slancio emancipatorio mettere sempre in discussione l’autorità governativa.

 “Tutti gli uomini riconoscono che esiste il diritto di rivoluzione – vale a dire il diritto di rifiutare obbedienza, o di opporsi, al governo quando la sua inefficienza o la sua tirannia siano grandi e insopportabili”.

Rosa Parks si rifiuta di cedere il posto per soli bianchi sul bus (1955)

 

Alla chiamata all’azione (civile) ripetuta in più parti nel testo, fa da contrappeso la desolante e sommessa ignavia di coloro che guardando il mondo alla finestra cadono addormentati in un tiepido sonno della ragione.

 “Quelli che, pur disapprovando il carattere e le misure di un qualsiasi governo, gli concedono la propria obbedienza e il proprio favore, ne sono indubbiamente i sostenitori più coscienziosi e, molto spesso, i più seri ostacoli da superare”.

Conclusioni

Ancora oggi è comunemente accettato che il sistema democratico che premia un candidato votato dalla maggioranza dei cittadini, comporta l’automatico silenzio di chi la pensa diversamente. Thoreau ci ricorda che siamo sempre prima uomini e poi soggetti, ed è dovere di un uomo obbedire solo alla propria coscienza:

“Deve sempre il cittadino – seppure per un istante e in minimo grado- abbandonare la propria coscienza nelle mani del legislatore? E allora perché ha una coscienza? Penso che noi dovremmo essere degli uomini, prima di tutto; e poi dei sudditi. Non c’è da augurarsi che l’uomo coltivi il rispetto per le leggi, ma che coltivi rispetto per ciò che è giusto. Il solo obbligo che io ho il diritto di arrogarmi, è di fare sempre ciò che credo sia giusto”

Il saggio la ‘Disobbedienza civile’ contiene molti spunti che sarebbe interessante trattare. Concludiamo con una frase tratta dall’ultimo paragrafo. Qui Thoreau si addentra in un topos che ha attraversato tutta la storia del pensiero occidentale sin dai tempi della Grecia dei filosofi: quale deve essere l’ispirazione per uno Stato democratico, per un governo ‘giusto’.

“Non ci sarà mai uno Stato davvero libero e illuminato fino a quando esso non riconosce l’individuo come un potere superiore e indipendente, da cui tutto il suo potere e autorità derivano, e tratti l’individuo secondo questo principio”.

 

 

Come utilizzare questa conoscenza:

menzionare l’autore e brevemente il suo pensiero in discussioni che riguardano:

 

–          Politica in generale (ad esempio nel rapporto cittadini/governanti).

–          Fare opposizione nonviolenta.

–          libertà di espressione/esprimere le proprie idee.

 

Memorizza:

Autore: Henry David Thoureau. Chiave: Arturo

Anno: 1849 (1=T,D – 8=F,V – 4=R – 9=P,B) chiave: Tuo Faro Blu

Luogo: Stati Uniti D’America – Massachusetts chiave: massaggia

Chiave: Arturo massaggia il tuo faro blu

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